Storia del Pesto alla Genovese

Navigando e scuriosando in rete, abbiamo trovato questa simpatica storia relativa alle origini del Pesto Genovese così ve la riportiamo.

http://arcobaleno.forumattivo.com/t4665-storia-del-pesto-alla-genovese

Si sa che i genovesi erano e sono grandi navigatori ma che se non avessero avuto marinai napoletani e calabresi che a loro volta avevano avuto come maestri arabi, etruschi e greci non sarebbero andati da nessuna parte (la bussola la hanno inventata gli arabi).
Questa è la premessa per il pesto alla genovese:
I genovesi avevano sulle alture di Pra un modesto convento intitolato a san Basilio, uno dei tanti monaci, asceti e solitari si era stufato di mangiare le acciughe o la carne di tre giorni prima (non esisteva u frigideiru) che la magnanimità dei fedeli genovesi per buttarla via la portavano in offerta a lui (il braccino corto è nato allora) e cercava di lenire la putredine con erbe aromatiche. Su quelle alture nasceva un erbetta aromatica che il buon fraticello nel suo latino maccheronico defini’ subito Op(t)imun Basilium ringraziando il Santo che gliela aveva fatta trovare. Tornato al convento, triturò l’erbetta, l’ aggiunse alla carne ma la cosa non migliorò granchè e allora pensò di aggiungere un poco di olio (quello rancido(ma vergine) sempre offerto dai ricconi della marina per le lampade e l’estrema unzione), ma anche cosi la cosa non era granchè. Al convento un vecchio frate che aveva navigato molto, spandendo benedizioni, dopo le stragi dei genovesi nel mediterraneo, gli consigliò di aggiungere un poco di pinoli dicendo “Questi ci son stati offerti dai Pisani (fregati ai..) loro li mettono nei dolci e nel castagnaccio,  son buoni”.  La ricettta cominciava a migliorare. Il fraticello, dopo qualche tempo fu mandato pure lui a benedire teste mozzate in giro per il mare nostrum e, fu così che capitando in Sardegna, mentre compravano il sale (fregavano) ai sardi, si ritrovò nelle tasche un pezzo di quel formaggio puzzolente fatto con il latte di capra ma cosi vecchio e duro che l’unica maniera per mangiarlo era quello di grattarlo e pestarlo con un poco di sale dentro la famosa salsa di basilico, pinoli, olio e sale. Un bel dì, mentre la nave su cui navigava il fraticello scappava, inseguita dagli spagnoli Napoletani a cui avevano fregato la ricetta della pasta insieme ad altre cosucce, si rifugiarono ad Imperium (Imperia), dove da tempo a Vessalico (località dell ‘imperiese) si faceva una salsa rubata (commerciata ) ai piemontesi denominata aioli (agliata). Mentre aspettavano che gli Spagnoli (napoletani) lasciassero libero il campo i due fraticelli, il navigatore Genese e il montanaro di Vessalico, pensarono di unire le due ricette, quindi misero basilico, pinoli, sale, olio, pecorino e aglio, pestarono il tutto in un mortaio e ne risultò una salsa buona ma che sulla carne o sul pesce non era un granchè. A questo punto la storia sarebbe finita li con una salsa buona e basta, fino a quando quando al fraticello navigatore non venne un idea: “Perchè non provare a condirci gli spaghetti fregati ai napoletani?”(che li avevano fregati ai veneziani che li avevano fregati ai cinesi) ma non avevano la trafila per farli tondi e allora si accontentarono di una sfoglia sottile tagliata a striscioline lunghe e piatte. E fu cosi che nacquero le trenette con il pesto. Ritornato a Zena, il fraticello fece assaggiare la sua ricetta che ebbe un grandissimo successo, ma era nato un problema, i sardi un tantino incazzatelli non volevano più offrire il pecorino (farsi fregare) e allora si optò per il parmigiano. In seguito quando i sardi si calmarono (sono incazzati ancora adesso per le mazzate prese dai genovesi), la ricetta si arricchì di tutti e due i formaggi per arrivare così ai giorni nostri.
Fine della storia Vera del pesto genovese, anche se i Corsi della Balagne (che sono poi genovesi cacciati da genova) ne rivendicano la paternità con il loro Pistu, la loro è la vera ricetta poichè han fregato il basilico a Genova, l’olio a Imperia, i pinoli a Pisa, l’aglio al Piemonte, il pecorino ai Sardi, il parmigiano agli emiliani, ma la pasta no, loro usano le lasagne.

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